Il disturbo mentale è sempre stato emarginato,incompreso,e per paura rifiutato. Le famiglie che avevano con sè figli 'problematici' spesso se ne vergognavano e li tenevano rinchiusi in casa, altri finirono nei manicomi. Queste strutture vere e proprie gabbie per l'insofferenza, non tenevano conto dei bisogni delle persone dei loro diritti,le pratiche di contenimento erano inumane, e spesso venivano utilizzate per rinchiudere a vita persone 'scomode'.
Con la moltiplicazione dei casi di disturbo mentale dovuti alle guerre,i governi hanno dovuto affrontare il problema della salute mentale, vengono così fatti studi scientifici comprendendo che il 'malato' poteva essere reinserito nell'ambio comunitario. Negli anni quaranta nei paesi anglosassoni si sviluppa la psichiatria comunitaria, vengono considerati i bisogni della persona e la sua riabilitazione.
Negli anni 70 iniziarono le pressioni per chiudere i manicomi sulla scia delle proteste anticonformiste del 68, si voleva inserire le persone sul territorio ed evitarle una vita chiusa dentro una struttura senza nessun contatto con l'esterno. Il movimento in prima linea per la chiusura dei manicomi fu quello dell'antipsichiatria non si accettò più di ridurre la persona alla sola etichetta di malato mentale.
Con la legge 180 Basaglia del nome dell'autore si rivoluziona il paradigma lo si umanizza sensibilizzando la società.
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